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Idrografia

Sotto la Repubblica di Venezia (1420-1797)

Il comune porta il nome di due importanti corsi d'acqua: il Meduna e il Livenza. Dal 1868 si chiama "Meduna di Livenza", mentre prima si chiamava più semplicemente "Meduna" ed anche "La Meduna".
Il comune di Meduna di Livenza si estende su una superficie di 1533 ettari; è posto sulla sinistra del Livenza; confina con i comuni di Motta e Gorgo in provincia di Treviso, con Pasiano e Pravisdomini in provincia di Pordenone e, per breve tratto, anche con Annone Veneto in provincia di Venezia.
I confini del Comune per gran parte sono segnati dai corsi del Livenza, del Fiume e del Sile.

Terreno alluvionale

Prima di affrontare la storia di Meduna, prendiamo confidenza con il territorio sul quale la storia si è svolta e, innanzi tutto, sui corsi d'acqua. Impariamo a riconoscere l'idrografia di Meduna di Livenza. Idrografia vuol dire "descrizione delle acque". Il terreno su cui sono costruite le nostre case e i campi che coltiviamo è di origine alluvionale: è terreno trasportato qui dalle acque nel corso di millenni.
In epoca preistorica le acque scendevano dai monti e, dopo aver vagato per valli e pianure, coprivano questi luoghi e vi depositavano fango, sabbia e argille. In epoca posteriore le acque si scavarono un letto o alveo e così si formarono i fiumi; questi, degradando verso il mare, aggrediscono le rive, modificano continuamente il percorso e lo rendono sempre più tortuoso. In molte occasioni gli alvei dei fiumi si dimostrano incapaci di contenere le gran quantità di acque che scendono dai monti e piovono dal cielo; le acque allora allagano il territorio circostante per poi rientrare lentamente dentro gli alvei.
In epoche remote sui terreni resi umidi e fertili dalle frequenti alluvioni crescevano alberi e arbusti, si formavano boschi dove vivevano animali e uccelli di tutte le specie conosciute nei climi temperati.

I corsi d'acqua

Lambiscono o attraversano il territorio di Meduna i fiumi Livenza, Fiume e Sile, il canale Postumia-Malgher, gli scoli San Bellino, Correntiva-Corella, Borrida e Buridon.
Consideriamo nostro, anche se non entra in territorio medunese, il fiume Meduna. Vedremo perché.
I fiumi che passano per Meduna hanno origine da sorgenti e risorgive poste a monte della statale n. 13 detta "Pontebbana". Tali sorgenti e risorgive emergono dal sottosuolo ai piedi delle Prealpi Friulane, lungo una linea relativamente breve. A Polcenigo si trovano le sorgenti del Livenza, a Cordenons vi sono le risorgive del Meduna e del suo affluente il Cellina, poco prima di Casarsa nascono il Fiume e il Sile. Da Polcenigo a Casarsa corrono, in linea d'aria, 28 Km.
Arrivano a Meduna, oltre alle acque dei nostri fiumi e dei relativi affluenti, anche le acque piovane di un vastissimo bacino. Il bacino idrografico (acque dei fiumi e acque piovane) del Livenza misura Kmq 2.450. Oltre due terzi delle acque di tale bacino transitano per Meduna.
Quanta acqua passa sotto i ponti di Meduna (ossia sotto il ponte sul Livenza e il ponte sul canale Postumia-Malgher)?
Il Livenza, in periodo di magra, all'idrometro di Motta segna 60-70 mc/s; durante l'alluvione del 1966 segnò fino a 1200 mc/s. Il canale Postumia-Malgher si calcola che contenga un quarto dell'acqua del Livenza.

Il Livenza

Il Livenza nasce in comune di Polcenigo. Ha varie sorgenti: alcune nei pressi del santuario della Santissima Trinità, comunemente detto "La Santissima", mentre la sorgente più abbondante sgorga da un antro sotto il monte Piai in località Gorgazzo. Appena le acque delle varie sorgenti si sono riunite formano un fiume di tutto rispetto.
Il Livenza nella parte superiore corre in provincia di Pordenone; dopo Sacile segna, all'incirca, il confine tra le province di Pordenone e Treviso; da S. Stino corre in provincia di Venezia. Il Livenza si getta nell'Adriatico, in parte direttamente attraverso il porto di Santa Margherita ed in parte indirettamente, per un canale interno, attraverso il porto di Falconera, dopo aver percorso 112 Km, degradando da metri 40 fino al livello del mare.
Il Livenza passa per Sacile, Brugnera, Portobuffolè, Meduna, Motta, S. Stino, Torre di Mosto e S. Giorgio . Quattro di questi comuni portano, insieme al nome primitivo, anche la specificazione "di Livenza".
Il Livenza segna con un percorso molto tortuoso il confine occidentale di Meduna per Km 12,250 circa. La stessa distanza in linea d'aria è di circa Km 5.
Prima di arrivare a Meduna, il Livenza riceve vari affluenti: a Sacile riceve la Paisa e il Meschio, a Portobuffolè il Resteggia e a Tremeacque (comune di Prata) il Meduna. Fino al 1940 il Livenza era navigabile, per lungo tratto, anche con grosse barche chiamate "buffole", "burchi" o più semplicemente "barconi" . In tutti i paesi attraversati dal basso Livenza c'era uno scalo. Ce n'era uno anche a Meduna. Gli scali di Motta, Portobuffolè e Sacile erano veri piccoli porti.
Dal Livenza risalendo il Meduna e il Noncello, si arriva fino a Pordenone. Col diffondersi dell'uso dei trasporti su strada con automezzi, la navigazione fluviale dovunque entrò in crisi. A poco a poco scomparve la categoria dei barcaioli e dei "Marineri" e cessarono l'attività gli squeri (cantieri dove si costruivano le piccole imbarcazioni). Nelle mappe si vede ancor oggi, tra l'argine e il fiume, un sentiero denominato "via alzaia". Quel sentiero consentiva al cavallo di trainare il barcone dalla riva.

Il Meduna

Il Meduna nasce nelle Prealpi Clautane. Dopo aver formato il pittoresco lago di Tramonti, scende a Meduno, attraversa il territorio dei mandamenti di Maniago e Spilimbergo e, giunto in comune di S. Giorgio della Richinvelda, sprofonda in uno strato di detriti ghiaiosi. Ritorna alla luce qualche chilometro più a valle dando vita alle risorgive di Cordenons. Da lì prosegue per Zoppola, piega verso Pordenone, dove riceve il Cellina e il Noncello, passa per i comuni di Fiume Veneto, Azzano Decimo, Prata, Pasiano e si getta nel Livenza in località Tremeacque, a qualche chilometro dall'abitato di Meduna.
Il fiume Meduna non entra nel territorio del comune di Meduna, però noi Medunesi lo consideriamo "cittadino onorario" perché ha dato il nome al nostro paese.
Come ha fatto il fiume Meduna a dare il nome al castello e al paese di Meduna se non passa da queste parti?
È questo un "giallo" che si tenterà di risolvere.
In un Diploma dell'imperatore Ottone III°, datato 11 settembre 996, si legge: "…concediamo a Bennone vescovo della santa Chiesa di Concordia e ai suoi successori il territorio boscoso che da dove nasce l'acqua chiamata Lemene e lungo il suo corso fino al mare; da dove nasce l'acqua chiamata Fiume e lungo il suo corso fin dove si getta nel Meduna e lungo il corso del Meduna fin dove si getta nel Livenza e lungo il corso del Livenza fino al mare...".
Qui si afferma chiaramente che il Fiume si getta nel Meduna. Altrettanto chiaramente in un documento del 1190 si parla dei molini di Pasiano mossi dalle acque del Fiume e di alcune proprietà che si trovano in territorio di Pasiano tra il Fiume e il Meduna. Dunque già nel 1190 il Fiume non si getta più nel Meduna. L'enigma sembra davvero insolubile.
Altri hanno posto la loro soluzione ; anche noi proponiamo la nostra.
Riteniamo che in origine il Meduna si dividesse in due rami, uno dei quali si immetteva nel Livenza a Tremeacque, mentre l'altro si univa al Fiume. Dopo la congiunzione, il corso d'acqua prendeva il nome del più importante fra i due, cioè del Meduna. Il ramo del Meduna arricchito dalle acqua del Fiume proseguiva fino a Brische dove raccoglieva anche le acque del Sile e, nell'alveo dell'attuale San Bellino, correva verso il Livenza, lasciando a ponente l'abitato di Meduna a cui aveva dato il nome. Tra il 996 e il 1190, per cause che non conosciamo, il Meduna non si congiunse più con il Fiume e riversò tutte le sue acque nel ramo che va a Tremeacque. Dopo di allora il Fiume estese il proprio nome fino alla foce che si trova a ponente dell'abitato di Meduna, nei pressi di via Vittorio Emanuele. Anche la mappa del 1808 detta "napoleonica", sopra l'alveo dell'attuale San Bellino, scrive "canale detto Fiume".

Il Fiume e il Sile

Il Fiume e il Sile nascono a breve distanza l'uno dall'altro. Il Fiume nasce a Orcenico Superiore in comune di Zoppola (Pordenone); il Sile nasce presso la borgatella Sile in comune di Casarsa (Pordenone). I due corsi d'acqua procedono quasi paralleli portando benessere alle campagne che attraversano; però quando piove anche un po' più del solito allagano terreni e strade basse. Il Fiume ed il Sile si congiungono tra Belvedere e Brische; pochi metri dopo la loro congiunzione danno vita al canale Postumia-Malgher. Il Fiume bagna i comuni di Zoppola, Fiume Veneto, Azzano Decimo, Pasiano e Meduna. Il Sile bagna i comuni di Zoppola, Fiume Veneto, Azzano Decimo, Chions, Pravisdomini, Pasiano e Meduna.
Il confine tra i comuni di Meduna e Pravisdomini è segnato per un tratto dal Sile "morto". Si tratta dell'alveo primitivo del Sile che in quel luogo disegna un'ansa molto ampia. Per far defluire più rapidamente le acque, l'alveo del Sile, probabilmente nel 1930, fu raddrizzato ed il vecchio letto si ridusse ad uno scolo per la raccolta delle acque di campagna.

Rio Corella

Rio Corella vien chiamato dalla mappa del 1808 quello scolo che noi chiamiamo Correntiva-Corella.
Fino agli inizi di questo secolo lo scolo Correntiva, dopo aver vagato in comune di Pasiano, si gettava nel Livenza a Traffe.
Nel 1920-21, al fine di evitare i rigurgiti del Livenza, il Correntiva fu congiunto al Corella (la Corea). Ora lo scolo Correntiva-Corella, mai privo d'acque, dopo aver attraversato da ovest ad est il territorio di Brische, si getta nel Fiume in località Fossamulano .
È probabile che la cogiunzione degli scoli Correntiva-Corella sia la vera causa dei frequenti allagamenti a cui vanno soggetti i terreni bassi delle Comugne di Brische.

Borrida e Buridon

Il Borrida (la Burida) è formato da due scoli che raccolgono le acque di campagna della parte centrale del territorio medunese. Dopo essersi riuniti ed aver formato un unico e capace scolo, il Borrida prosegue per più di un chilometro e si getta nel Livenza nei pressi del Monumento ai Caduti di Meduna.
Oltre lo scolo Borrida c'è anche lo scolo Buridon che porta le acque da via Argentina nel San Bellino.
Ci sono pure altri scoli o fossi ai quali i contadini hanno dato un nome che faremmo bene a non dimenticare.

Opere idrauliche che hanno dato vita al canale Postumia-Malgher facendo morire il San Bellino.

A questo punto dovemmo dire della "fossa morta San Bellino" e del canale Postumia-Malgher, ma per render più facile la comprensione, premettiamo la storia di alcune notevoli opere idrauliche.
Prima del 1681 Marco Michiel, patrizio veneto e signore de La Meduna, aveva realizzato varie opere. Il "canevon" in via Verdi porta ben leggibile lo stemma della famiglia Michiel con l'aggiunta "M M – MDCLXVII", ossia"Marco Michiel 1667". Identico stemma con la doppia M, però senza data, si poteva vedere fino a qualche anno fa sulla facciata di una casa di Brische.
L'opera più impegnativa realizzata dall'intraprendente M. Michiel è senza dubbio lo scavo di un canale per convogliare buona parte delle acque del Fiume e del Sile in un punto del Livenza distante circa due chilometri dall'abitato di Meduna.

Perché fece eseguire un'opera tanto imponente?

Occorre ricordare che prima d'allora il Fiume, subito dopo aver ricevuto le acque del Sile, si dirigeva verso il centro abitato di Meduna correndo nell'alveo del S. Bellino che, evidentemente, aveva capienza ben superiore a quella attuale. Spesso quando pioveva il Fiume allagava Meduna. Accadeva anche che, contemporaneamente, il Livenza uscisse dal suo alveo. È facile immaginare il disagio degli abitanti di Meduna.
M. Michiel, deviando le acque del Fiume impedì le inondazioni dell'abitato di Meduna da parte del Fiume e, nello stesso tempo, poté dar vita ad un efficiente molino.
Anzitutto, per regolare il deflusso delle acque verso il borgo di Meduna, fece costruire un "sostegno o grande bova", ossia una saracinesca regolabile.
Avete fatto caso che la strada che passa nelle immediate vicinanze dell'antica bova si chiama via Bova?
Poi, tra Brische e Mure, fece scavare un canale (che i veneziani chiamavano Gebo o Ghebo) il quale arrivava fino a Quartarezza dove, all'altezza di villa Gerardi (ora villa Wiel), con ampia curva si gettava nel Livenza. Prima che le acque finissero nel Livenza azionavano un molino "con 6 rode e 8 bove".
Quel luogo, ancor oggi vien chiamato "campo dei molini" e si vedono, tra i cespugli, due grossi blocchi di pietra viva. Nelle immediate vicinanze c'è casa Pitton, detti Pitonet.
Da Meduna si arrivava ai molini per l'attuale Via Molini che non finiva subito dopo casa Fregonese, ma proseguiva fino ai molini costeggiando il Livenza.
L'imponente opera suscitò le reazioni dei proprietari che si ritenevano danneggiati dai frequenti allagamenti del Fiume e del Sile. Intentarono causa. Quanto durò? Non lo sappiamo.
Ci restano le mappe che disegnano le posizioni dei litiganti e ci consentono di ricostruire una pagina della nostra storia. Chi vinse la causa? Non lo sappiamo con certezza. Sappiamo però che negli ultimi anni del 1600 i Michiel lasciarono Meduna. I molini del Malgher continuarono a macinare fino a circa il 1870.
Negli anni 1930-35 per alleggerire il carico d'acque del Livenza, l'antico canale fu ripulito e fatto prosegfuire fino a scaricare le sue acque nel fiume Loncon prendendo il nome di "canale Postumia-Malgher".
In tutta questa vicenda ne scapitò l'ultimo tratto del Fiume, ossia quel tratto che dalla "bova" arriva fino a Meduna: fu privato delle sue acque. A poco a poco si ridusse ad una fossa morta che fatalmente si interra sempre di più. Ha perduto perfino il nome perché ora non si chiama più Fiume, bensì San Bellino.

Altre opere idrauliche.

I molini del Malgher sollecitano a dire di altri molini che, nel corso dei secoli funzionarono a Meduna.
In "Annali del Friuli" di Francesco di Manzano si legge che, in data 1 agosto 1327, coloro i quali, durante una sommossa, avevano danneggiato Meduna promisero "di riparare il molino della Meduna cosicché sia posto nello stato che era prima del trambusto". Il molino apparteneva a Francesco di Stagimberg. Lo stesso libro riporta: "Anno 1367... il patriarca Marquardo… nel giorno del 25 del mese stesso (marzo) diede investitura a Giovanni Costa notaio di Meduna d'un sedime di molino sito nelle pertinenze di Meduna vicino alla chiesa di S. Maria di Brischis, sull'acqua del fiume, nel luogo che chiamasi la roja..."
E' stato riferito che un tempo c'era un molino lungo le rive del San Bellino, dove attualmente sorge casa Barro. Fino ad oggi non ci è pervenute documentazione utile per sostenere l'esistenza di quel molino.
È giusto ricordare anche un'opera eseguita con tanta fatica da quei proletari, ultimi fra gli ultimi, che furono i "cariolanti" la costruzione a più riprese, degli argini lungo il Livenza. In origine le acque avevano libero sfogo nelle paludi e nei terreni bassi. Quando pioveva con maggiore insistenza del solito, anche i centri abitati sorti su terreni bassi finivano con l'essere sommersi. Meduna era da sempre sommersa ad allagamenti. L'acqua arrivava lentamente e non superava livelli ben noti. Quando nei primi anni del 1900, a cura del Magistrato alle acque di Venezia, furono costruiti i primi argini del Livenza, tutti esultarono perché era stato posto un freno alle inondazioni; pochi intuirono che, quando l'acqua rompe o supera gli argini, aggredisce case e campi con inaudita violenza. Tratti dei primi argini si vedono ancora nei pressi del Monumento ai Caduti di Meduna e lungo Via Roma (Riva Alta) che vengono utilizzati come sede stradale.
Gli argini del Livenza furono sopraelevati (e in parte corretti) verso l'anno 1924 e dopo l'alluvione del 1966.
Dopo la costruzione degli argini, Meduna subì due alluvioni che causarono gravi danni: nel 1916 e nel 1966.
Anche il canale Postumia-Malgher è arginato. Lungo l'argine sinistro, all'incirca dove un tempo c'erano i molini, fino al 1934 c'era lo "sfioratore Borrida". Lo sfioratore consisteva in un tratto d'argine più basso con la sommità protetta da una soglia in muratura attraverso la quale l'acqua sovrabbondante si riversava nelle campagne circostanti.
Quando il canale Postumia fu prolungato e diventò il Postumia-Malgher, lo sfioratore fu eliminato. I responsabili del consorzio Meduna-Cellina ventilarono l'ipotesi di costruire in montagna un grande serbatoio per trattenere le acque che alimentano le risorgive dei nostri fiumi, ma poi non se ne fece nulla.
Il problema della sicurezza contro le alluvioni non è stato ancora definitivamente risolto. Al fine di scongiurare il pericolo di inondazioni, Meduna mette a disposizione due capaci invasi di emergenza: il Saccon e il Sacconet.

Il palù

Interessa l'idrografia il fenomeno delle paludi. Il territorio di Meduna si trova ai margini di una zona paludosa: il "palù de Barc". Il piano urbanistico della regione Friuli ha posto sotto vincolo di tutela ambientale l'area del "palù de Barc". L'area comprende una superficie di 138 ettari e interessa i comuni di Pravisdomini, Azzano Decimo e Pasiano.
Il comune di Meduna si trova ai margini del territorio posto sotto tutela e risente della vicinanza dei luoghi paludosi. A Mure, che confina con Barco di Pravisdomini, esiste una sorgente d'acqua che gorgoglia, è oleosa e sprigiona gas in piccola quantità. È un fenomeno tipico delle paludi. Gli abitanti di Mure la chiamano "el Bujeròn".
Non è inutile ricordare che l'attuale Via S. Domenico che conduce al Bujeròn, fino al 1970, si chiamava Via Paludei.