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Cenni storici

(a cura di Mauro Fasan)

EPOCA ANTICA

Nel territorio medunese le tracce di epoca romana e pre–romana sono scarse, se non assenti. Alcuni reperti antichi sono rinvenuti in località Corteabbà e nella frazione di Mure.

In entrambe i luoghi si sono recuperati laterizi, reperti marmorei e fibule. A Brische, demolendo la vecchia casa del sacrestano fu recuperata una moneta di Marco Aurelio. In località Corteabbà, nel 1971, fu demolito il capitello dedicato a S. Giacomo per favorire le operazioni di aratura, che già al primo scasso riportarono in superficie alcuni di questi frammenti. Su uno era impressa la scritta “VARISTI”, un altro invece era marchiato con la sigla “T. ATI. PAE. CONCO.” accompagnata da una croce. Tutte le diciture furono identificate come i nomi dei proprietari delle fornaci. Sempre in località Corteabbà fu trovata una testa in marmo di circa 27 centimetri, ora conservata nel museo di Oderzo. Studi eseguiti hanno evidenziato la presenza di scalpellature nella parte posteriore, che inducono a pensare che il reperto facesse parte di un’opera più complessa.

A Mure, durante la costruzione delle vecchie scuole, furono recuperati altri laterizi romani; inoltre, demolendo una casa del XVI secolo, rivide la luce una colonna in granito di forma tronco conica, lunga 1,72 metri e con diametro variabile da 50 a 44 centimetri. Tuttavia non si è certi che quest’ultimo reperto sia effettivamente di origine romana.

Questo spinge a pensare che il territorio, almeno in quei luoghi, non fosse completamente disabitato e le costruzioni potrebbero essere ricollegate alla via consolare Postumia, nome ancor presente nella toponomastica locale. Tuttavia si è più attinenti alla realtà ipotizzando l’origine del paese più in là nel tempo, quanto meno successiva alle invasioni dei Goti e al periodo Longobardo.

MEDIOEVO

Agli albori del Mille l’imperatore Enrico IV assegnò a Sigeardo patriarca di Aquileia la contea del Friuli, dando origine allo Stato Patriarcale.

Il confine occidentale dello Stato era segnato dall’alveo del fiume Livenza, lungo il quale sorsero vari castra (fortificazioni medievali), che si unirono agli esistenti per creare la linea difensiva.

È ormai consolidata l’ipotesi che proprio in quel periodo, anche a seguito delle scorrerie degli Ungari, lungo il corso del Livenza sorsero i castelli di Caneva, S. Stino e Meduna. Tuttavia nei documenti del X e XI secolo non vi è menzione del castello medunese, che invece è accertato esistere agli inizi del Duecento.

Sono infatti del 1223 le prime notizie certe del castro Medune, edificio in cui si incontrarono il patriarca e l’abate di Sesto per decidere a chi spettava l’avvocazia di Azzanello, Mure e Mergraro (Malgher). Alla fine la spuntò il patriarca, che impose agli abitanti di questi villaggi di venire a Meduna per custodirla e fare il piovego, cioè organizzare la difesa del territorio e del castello. A questi fu inoltre concessa la possibilità di vendere vino e pane nella taverna all’interno delle mura castellane.

Dopo l’acquisizione delle ville vicine, col passar del tempo il contado medunese si estese gradualmente sui seguenti luoghi: Pasian di Sotto, Azzanello, Belveder, Brischi, Squarzareto, More, Masi, Cordohabat, Quartarezza, Danon, Cydrugno, Pra Major, Pra di Pozzo, Zoppina, Oltrefossa, Spadacenta, Sotto la Motta. La giurisdizione si estenderà ulteriormente, spingendo i confini fino al Reghena, alle porte di Summaga e Chions. Tuttavia i confini del feudo medunese non sono mai stati ben definiti e gli studiosi, con lievi discrepanze, assoggettano alla potestà di Meduna vari villaggi, compresa la gastaldia di S. Vito. Allo stato delle ricerche non è possibile stabilire gli esatti confini del feudo medievale e la questione rimane aperta.

Ad ogni modo Meduna governava un territorio che oggigiorno si estenderebbe in due regioni (Veneto e Friuli) e tre province (Treviso, Venezia e Pordenone), comprendendo paesi che attualmente sono sede comunale (Annone Veneto, Pramaggiore e Cinto Caomaggiore).

Il feudo di Meduna era di abitanza e questo comportava che gli amministratori dovessero abitare stabilmente a Meduna e mantenere il castello sempre a disposizione del patriarca, che inoltre gestiva anche l’amministrazione ecclesiastica, appartenendo Meduna al patriarcato di Aquileia (dal 1751 all’arcidiocesi di Udine e dal 1923 alla diocesi di Concordia-Pordenone). Erano questi i feudi più numerosi e creati in luoghi strategici. Meduna ad esempio sorse nell’antico punto di confluenza del fiume Meduna nel Livenza, che avveniva tramite il letto dell’attuale fossa S. Bellino.

La prima famiglia investita del feudo prese il nome della terra. Dei Meduna si conosce poco e le cronache medievali che vi fanno menzione sono sporadiche. Accertata è la loro presenza nel Parlamento friulano, come certa è l’importanza della famiglia, che apparteneva al ceto dei nobili feudatari della chiesa di Aquileia.

Nel 1326 i nobili medunesi, accordatisi coi signori di Panigai, cercarono di vendere il castello a Rizzardo da Camino, signore del trevigiano, che per tutta la vita ebbe particolari mire su Meduna. La congiura fu scoperta e i congiuranti furono banditi perché rei di fellonia.

Nel Quattrocento il Patriarcato di Aquileia fu logorato da contrasti e guerre intestine, questo aprì le porte alla Serenissima, desiderosa di espandersi in terraferma.

Nel 1420 il Friuli fu annesso alla Repubblica di Venezia e con esso Meduna.

SOTTO LA SERENISSIMA

Dopo un primo periodo di assestamento, verso la metà del Quattrocento, Venezia investì, col titolo di capitano, un ramo della famiglia Michiel che, per distinguersi dagli altri, prese il nome di Michiel “dalla Meduna”.

Nel 1483 la Serenissima inviò Marin Sanuto a eseguire un sopralluogo nella Terraferma, per censirne castelli, feudi, gastaldie, podesterie e comunità. Una volta giunto a Meduna il relatore scrisse: di la Mota al porto di Livenza è mia 33 sopra questo fiume, do mia lontan, è la Meduna, dove li hè Capit.o Fran.co Michiel, et zà gran tempo ànno dominato dita Meduna, et fa raxon lui, et l’ànno in feudo da la Signoria a mero e mixto imperio. Non è murada, ma à fosse da una banda, da l’altra la Livenza, et già a longo la vidi.

Questa sommaria descrizione fa capire che l’urbanistica medunese non era più legata alle rudi connotazioni militari, dettate dal medioevo, ma il paese cominciava a trasformarsi in una cittadina rinascimentale.

Il centro del paese, che si sviluppava attorno all’attuale piazza Campiello, era dominato dal palazzo dei nobili Michiel, oggi sede comunale, ed era accostato alle rimanenze del castello medievale, dove i Michiel avevano predisposto gli alloggi della servitù e i locali di servizio.

Palazzo Michiel non era solo residenza, ma centro del potere; al suo interno c’erano la cancelleria, il tribunale e l’alloggio dei soldati.

Meduna fu quindi confermata sede del feudo, che diverrà capitanato, estendendo ulteriormente i propri confini. La popolazione di Meduna, nel 1548, ammontava a 104 persone da fatti (atti alle armi) e 267 inutili, ossia vecchi e fanciulli. Nelle ville soggette invece il numero saliva a 669 da fatti e 3.192 inutili. I Michiel furono affiancati da nobili veneziani e friulani, tra i quali si ricordano: Alberghetti, Fabris, Girardi, Grimaldi e Perocco. Nel Settecento lasceranno il posto ai Duodo e poi ai Loredan.

EPOCA CONTEMPORANEA

Agli inizi del XIX secolo Meduna si presentava come un piccolo abitato, di poche ma autorevoli case che circondavano un magnifico palazzo.

I difficili periodi di povertà, e il mantenimento di alcune prerogative legate alla condizione aristocratica, non consentirono la crescita del paese che, nella sua modesta dimensione, mantenne tuttavia l’autonomia confermandosi sempre sede comunale.

Dalla caduta di Venezia, infatti, Meduna perse gradualmente il proprio ruolo. Da capitanato della Serenissima divenne comune, subendo le dominazioni austriaca e francese, diminuendo progressivamente il potere sui territori limitrofi. A causa della posizione di confine, passò da una provincia all’altra impoverendosi sempre più.

Nel 1866, assieme al resto del Veneto, il comune venne annesso al Regno d’Italia.

Dopo l’annessione al Regno, il Comune di Meduna appartenne al mandamento di Motta, assieme a Cessalto, Chiarano e Gorgo. Il 12 ottobre 1881 vi fu un tentativo da parte di alcune persone non dimoranti in paese, ma facenti parte del consiglio comunale, di aggregare il comune di Meduna a quello di Motta. Risaputa la cosa, il cav. Giorgio Prosdocimo organizzò una dimostrazione di protesta alla quale partecipò tutta la cittadinanza. La proposta non fu naturalmente approvata e, fieri dell’autonomia preservata, i medunesi per anni ricordarono l’evento con una festa paesana che oggigiorno non esiste più. Molto probabilmente è da allora che si cominciò a dire che Meduna la boie, accostando le tensioni provocate dai progetti di trasferimento della sede municipale al coevo movimento contadino de “La boje”, scoppiato tra il Polesine e soprattutto il Mantovano (ma, si sa, le voci popolari sul perché a Meduna la boie offrono una gamma vasta e divertente di risposte).